L’attacco del sommergibile avvenne proprio davanti all’abitato di Saline Joniche in linea d’aria con la stazione ferroviaria, lo scoppio provocò immediatamente quattro morti e sebbene venissero fornite tempestive cure all’equipaggio, altre vittime si aggiunsero all’elenco.
Per l’occasione la stazione si trasformò in ospedale da campo per le prime cure ai numerosi feriti. Le condizioni della nave che intanto imbarcava acqua, sconsigliarono di trasferirla nel porto di Messina cosicché si decise di farla arenare il più vicino possibile a riva per poter recuperare almeno una parte del carico. Venne chiesto consiglio ai pescatori della zona su quale fosse il punto migliore per farla incagliare ma, forse, venne indicato il peggiore in quanto la nave venne rimorchiata proprio davanti alla fiumara di Molaro dove il fondare scende in maniera molto ripida. La nave a causa di ciò, affondò verso le 18; la prua restò fuori dall’acqua mentre la poppa scivolò a circa 50 metri di profondità. Come ancora oggi raccontano gli abitanti del luogo, gran parte del carico venne a galla immediatamente e recuperato alla meno peggio da chiunque potesse farlo.
I fiaschi di vino (Chianti Cecchi Poggibonsi) galleggiarono insieme a tantissimi barattoli, bottiglie, rottami e molto altro. Tanti abitanti di Saline possiedono tuttora parti della nave prese come souvenir e parte del carico distribuito dal mare e dai palombari. Qualcuno ha ancora il fiasco di Chianti intatto e sigillato. Chissà cosa darebbero i discendenti del Signor Cecchi per poterlo avere o quelli del Signor Campari per una delle sue storiche bottigliette!
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