La storia della Laura C inizia nel 1923 come piroscafo da carico della Società di Navigazione Italia con sede a Genova. Le sue 6181 tonnellate di stazza lorda e le notevoli dimensioni (159x16x11mt) ne facevano una nave molto grande e capiente tanto che il 29 ottobre 1940, allo scoppio della seconda guerra mondiale, venne confiscata dalla Marina Militare a Trieste per essere utilizzata nei trasporti. Il suo ultimo viaggio iniziò nell’estate del 1941 dal porto di Trieste dove, dopo sei mesi di lavoro, vennero completate le operazioni di carico. Le sue stive vennero riempite di una quantità enorme di merci destinate alle truppe italiane impegnate in Africa: stoffe, macchine da cucire, biciclette per i bersaglieri, profumi, inchiostro, china, farina, coltelli, vino, Campari, birra Dreher e Italia, Fernet Branca, ricambi per autoveicoli, medicinali, conserve, cavi per linee telefoniche, etc. Tra tutte queste cose vennero nascoste in maniera pressoché casuale (almeno all’apparenza) armamenti di ogni tipo. Sembra che ogni piccolo spazio fosse buono per inserire proiettili e munizioni di tutti i calibri. Se ne vedono in grandi quantità vicino alle bottiglie, alla farina, ai profumi. Diversa sorte fu riservata ad un enorme carico di tritolo, circa 600 tonnellate, che venne sistemato in tutta la terza stiva posteriore. Questa collocazione del carico bellico appare a molti anomalo rispetto ai metodi militari.
Il viaggio della grande nave cominciò quindi con obiettivo lo stretto di Messina dove ad attenderla c’era un convoglio militare che avrebbe dovuto scortarla fino a destinazione. Il viaggio però si interruppe prematuramente a Capo d’Armi dove le navi, dirette verso lo stretto, facevano rotta di avvicinamento alla costa. La zona era controllata da alcuni sommergibili alleati che in quello specchio di mare fecero più di una vittima. Tra questi era presente l’Inglese “Upholder” successivamente divenuto Eroe Nazionale per il gran numero di vittime di guerra che fece. La storia racconta di come il suo affondamento nel porto di Messina portò a due giorni di lutto nazionale. Alle 11,45 del 3 luglio 1941, L’Upholder lanciò due siluri contro la nave la quale, per sua fortuna, fu colpita proprio nel centro dello scafo in prossimità del carico di farina che ne attutì il colpo evitando danni enormi. Il timone andò in avaria facendola girare in tondo finché i motori non vennero fermati in attesa dei rimorchiatori provenienti dallo Stretto.
|