Noi concepiamo la giovinezza non come dato anagrafico e fatto biologico, ma essenzialmente come attitudine spirituale, come tono e stile di vita. Essa è definita dall’entusiasmo e dalla generosità di chi segue un ideale per solo amore di questo ideale; dalla volontà per l’incondizionato, inseparabile da ogni idealismo; dal piacere per l’azione; dall’impulso al rinnovamento, alla marcia in avanti; dal disdegno per la vita comoda. La gioventù ha carattere rivoluzionario, ove per rivoluzione non s’intenda il desiderio incomposto del nuovo e del diverso ad ogni costo o una forza come che sia sovvertitrice, ma l’insofferenza per il ristagno, la volontà di una perenne attualità dell’idea, come fuoco continuo che distrugge ogni inerzia e supera ogni ostacolo. La giovinezza -la nostra giovinezza- si dichiara pertanto per una visione spirituale, eroica ed agonistica della vita. Essa rigetta ogni specie di materialismo e di mito economico, in tutti i domini. Essa nell’americanismo e nel bolscevismo vede due facce dello stesso male, non già i termini di una scelta; ad entrambi, dunque, essa contrappone il diritto e il valore della personalità dominatrice, di là dal mondo della materia e della quantità, del mercantilismo e del collettivismo.
Tratto da CANTIERE, marzo-aprile 1951